sabato 15 dicembre 2012

Appunto


APPUNTO

di Fabio Pecorelli



Bella penna
Tenero
Disarmato
Sensibilità in via di estinzione
Pia Giani



Se il Poeta capisse ciò che scrive
sarebbe un perdigiorno

Alda Merini


L’INFINITO


Sempre caro mi fu quest’ermo colle
e questa siepe che da tanta parte
de l’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando interminati
spazi di là da quella e sovrumani
silenzi e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando e mi sovvien l’eterno
e le morte stagioni e la presente
e viva e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

Giacomo Leopardi

Una conversazione collettiva
strisciante e diffusa
di tutti i giocatori insieme
sintomi del sottovoce
e del dialogo quasi con se stessi
Aldo D’Amore
Se la vita è un gioco di carte
noi nasciamo senza conoscerne le regole

Nonostante ciò

siamo tutti chiamati a giocare una mano
Niki De Saint Phalle

Il Quadrigliato è morto Viva il Quadrigliato

Bazzicando (la mia maestra diceva che è scorretto iniziare un periodo
col gerundio) quindi bazzicando Circoli e Bar della mia città ho constatato
la scomparsa della pratica del giuoco di carte italiane Quadrigliato.
Ho dedotto che per capire i cambiamenti è forse d’uopo analizzare
quistioni apparentemente insignificanti.
Il Quadrigliato variante del Tressette comincia con il giocatore di mano
che chiama il compagno da cui vuole essere aiutato.
De ‘sti tempi trovà il compagno (da cum-panis mangiare il pane assieme)
è ardua impresa.
Può considerarsi cotesta causa primaria dell’allontanamento dei giocatori
da questa competizione?
Eppoi c’è la Sola che si sviluppa quando uno dei quattro giocatori
ritiene di avere ottime carte per permettersi di sfidare gli altri tre
appunto da solo.
Se non ottiene i sei punti ma muore a cinque e due figure per esempio
pagherà una posta a cranio agli altri.
In ‘sti tempi de crisi il rischio non vale la candela?
Com’è come non è i più giovani si dedicano e provano il Pocker All-In
e la mezza età il Burraco.
Ti rincoglionisci uguale ma non in Discoteca o davanti alla TV.
Nell’attesa del ritorno (perché a volte ritornano) del Quadrigliato
ho parodiato Giacomo Leopardi tanto come canta Giorgio Gaber
ne La Presa Del Potere mentre i Tecnocrati occupano i posti chiave
della politica l’Italia giocava alle carte e parlava di calcio nei Bar.
Appunto.

14 Agosto 2011    

 

L’INFINITO QUADRIGLIATO




Sempre caro mi fu ‘sto gioco folle
e questa Sola che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il soldo include.
Ma sedendo e giocando interminate
ore sempre a quello e sovrumani
strilli interrompono la quiete
io giocator mi fingo che se mi sbaglio
Il cor mi si spaura. E come sempre
odo stormir tra queste carte il bello
infinito richiamo e a piena voce
vo bussando e mi sovviene il dubbio
l’Asso a Bastoni in quarta mano
e cazzo e passa il Due. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio
e il naufragar m’è duro a Cinque e Due Figure !

 
L’Infinito Quadrigliato è dedicato a Lorenzo Ciccio Eugenio Paolone
e ora e per sempre alla memoria di Mario che ci ha lasciato troppo presto
ostinandosi fino alla fine ad avere dubbi sul perché se il compagno
sta per primo devi mette su lu più e se sta in quarta mano su lu meno.
Appunto.

15 Agosto 2011

Sono io che oggi rido
tra il pianto appena trascorso
e il prossimo
Katia Boccio

Hai il cuore peloso
come un carciofo spinoso
Maria Gabriella Giuli

Non v’era poi così molto da dire
quando vi sono termini tronchi
e fonemi d’attesa
di un codice desueto
Francesca Fanny De Merulis

Pensieri che senza speranza

non hanno la forza
per divenire suoni
Arcangela Contessa

Voglio un amore che ha smesso di pensarmi
come se amore avesse modo a farlo
Giovanna Petrelli


Tre Donne e poi la Fata con in mezzo mammà

Pare ci sia sempre una prima volta.
Per tutto.
Era il 1977.
L’anno della seconda rivolta.
Quella che non lottava per il Potere.
Desiderava soddisfare i bisogni.
E basta.
Nonno Eudosio diceva che so’ le aspettative a facce tribolà!
Avevo vent’anni e mi trovavo ad Albinea di Reggio Emilia.
Scuola Formazione Quadri del Partito Comunista Italiano.
Si studiavano i testi cosiddetti sacri dal Che Fare al Manifesto
ma si affrontava principalmente il tema del momento che era il terrorismo.
E com’è come non è quando senti aria di pericolo sboccia l’amore.
Lei si chiamava Alfreda e veniva da Cesenatico.
Era volitiva e intelligente ma soprattutto bella.
La notte in cui persi la verginità tremavo tutto.
Lei capì che era la prima volta e mi citò Jack Brel.
Gli adulti non esistono.
E’ solo un atteggiamento perché non si finisce mai
di correre dietro ai sogni di quando eravamo bambini.
E un uomo che non trema davanti a una donna non è virile ma idiota.
Accantonai così l’ansia da prestazione ed iniziammo ad amarci.
Il rendimento scolastico ne risentì così tanto prova ne sia che ancora oggi
non si riesce a fare piena luce sui tragici avvenimenti di quegli anni.
Andammo avanti e indietro Terni Cesenatico quasi due anni poi
la distanza e la gioventù ci separarono.
Io incontrai Brunella.
Anche lei era bella.
Troppo bella per te mi disse un giorno Donella allora moglie di Riccardo Del Turco
e collega nella Farmacia Di Corso Tacito dove lavoravo.
Fatto sta che ci amammo da subito favoriti anche dal fatto
che Brunella non conosceva ancora Donella.
E volevamo pure sposarci e facemmo l’addimanno con i genitori che mia madre
comprò pure una cucina al Mercatone di Rieti.
E com’è come non è quando senti aria di pericolo sboccia l’amore.
Nonna Rina diceva che gli uomini si dividono in due categorie.
Quelli che l’hanno assaggiata troppo presto
e quelli che l’hanno masticata poco.
(la seconda che hai detto)
Mi presi la billa per un’altra donna che la Bru se n’accorse ma si ripeteva
je passerà je passerà.
Ma a me non passava e Brunella perse definitivamente la pazienza.
Si rifugiò dalle zie a Roma e giurò di non volermi rivedere mai più.
Io iniziai a scriverle una lettera ogni tre giorni.
Nun me poli lascià cuscì.
E’ stata solo una sbandata.
Tornamo assieme.
Dai che ci avemo anche la cucina già montata a casa.
Niente.
Andai avanti così per quattro mesi poi la distanza e la sua resistenza
ci separarono.
Io mi rifugiai a casa di Tiziana e Lorenzo sull’eremo di Collestatte
dove un giorno apparve Francesca che era veramente bella
ma faceva di tutto per non sembrarlo.
Accompagnava un pranoterapeuta tale Gianguido che veniva a scaldare con le mani
una mezza artrosi di Tiziana.
Era la sua mezza fidanzata diciamo.
E com’è come non è quando senti aria di pericolo sboccia l’amore.
Fu a prima vista.
Lei lasciò Gianguido seduta stante e ci mettemmo assieme.
Quando il giorno dopo mi portò al terzo piano a piedi un cartone di barattoli
di pomodoro dal peso di 25 kg e da sotto gli vidi il culo
capii che era la donna della mia vita.
Avevo 28 anni.
Sposiamoci gli dissi che ci abbiamo pure la cucina pronta e già montata.
Lei disse di si e iniziammo a vivere assieme.
Cose così.
Per cominciare concepimmo Antonio e per evitare in anticipo
la crisi del settimo anno cinque anni dopo Agnese.
Ma al quattordicesimo anno la troppa vicinanza e la sua mai sopita gioventù
ci separarono.
Io tornai a vivere con mia madre e scrissi il ritornello di questa canzone.
Di cercarvi un’altra volta stavolta non mi va.
Sarà che ci ho paura delle vostre verità.
Se c’è qualcosa ancora da spartire con voi tre
vediamoci per caso prendiamoci un caffè!
Con mia madre ci aiutavamo un po’ a vicenda ma allo scoccare
del settimo anno di convivenza lei mi lasciò.
Vi lascio immaginare come si ridusse la casa.
Dire immonda è poco.
E com’è come non è quando senti aria di pericolo sboccia l’amore.
Maria veniva da una vita tribolata ad Otricoli.
Era bellissima e fata e con la bacchetta magica  tornò a far splendere la casa.
Mischiando affetto e riconoscenza iniziammo a vivere assieme.
Ma la distanza di pensiero su cose come il fumo e il gioco e debiti conseguenti
e la nostra perduta gioventù ci fecero entrare in crisi.
Mentre scrivo penso che rimarrò solo un’altra volta e probabilmente
anche in mezzo alla strada checchè ne dica Gaber che c’è solo la strada
su cui puoi contare.
E poi com’è come non è quando senti aria di pericolo …… . …..!
Appunto.


28 Settembre 2012

Alla fine sparò
e quando si vide cadere a pezzi
lo specchio
stupefatto
si accorse di morire
Sandro Pioli






 

LA FEDE


Alla voce Fede il punto 5 del Dizionario Garzanti della lingua italiana
recita anello nuziale.
A me la Fede fu introdotta all’anulare sinistro l’11 Maggio dell’86.
A quell’epoca pensavo tante cose.
Che saremmo rimasti insieme nel bene e nel male per tutta la vita.
Che non c’era sesso senza amore e viceversa.
Uh uh Cose così.
Che togliere l’anello nuziale dal dito portava male.
Che si nasce soli e si muore soli e che il problema è la compagnia in mezzo.
Oggi a tre anni esatti dalla separazione effettiva continuo a pensarla più o meno uguale.
L’unica differenza è che non ho più la Fede al dito.
L’ho fatta squagliare e ci ho fatto un orecchino con due brillantini.
Il più grande simboleggia mio figlio Antonio nato nel 1987.
Il più piccolo Agnese nata nel 1992.
I motivi di questa scelta sono tre.
Il primo è che l’orecchio ha condizionato l’esistenza della famiglia per tutti questi anni.
La mia ex moglie Francesca causa otite perforante ha sopportato quattro operazioni
e dopo varie peripezie oggi grazie a degli occhiali con sensori terminali un po’ ci sente.
Il secondo motivo è per omaggiare l’articolo principe del nostro dialetto lu.
Ho tolto la fede da lu dito e avendoci fatto l’orecchino l’ho posizionata
accanto al quarto senso l’udito.
Il terzo motivo è nato dall’invito fattomi da Francesca a rileggere Dylan Dog 193
dal titolo L’eterna illusione.
Quando le tribolazioni superano il nostro limite di sopportazione
interviene Fallen e uccide il dolore.
Fallen è la morte dell’amore.
Sciogliendo la Fede ho provato ad uccidere il dolore.
Non so come andrà a finire però faccio presente che nelle pagine iniziali
dello stesso fumetto il dottore oculista Gaze mentre uccide le sue vittime
si fa vedere bene in viso sperando in questo modo che la sua immagine
si imprima nelle loro pupille per sempre.
Ora dato che Francesca per sentirci deve portare gli occhiali
non sarà mica che per stargli vicino devo farmi vedere il meno possibile ?
Appunto.

11 Maggio 2003


E fatica è attendere
con frustrante sorriso
susseguenti albe
di crepuscoli
che racchiudono l’ombra fatale
Ermanno Crescenzi

Hai nel petto un cubo
di Rubik che batte
Agnese Pecorelli


LETTERA A FRANCESCA SULLA DISPERAZIONE

Sono convinto che l’Ispirazione come diceva Pier Paolo Pasolini
sia un processo chimico con un effetto simile a quello prodotto
dal siero della verità e l’impulso irrazionale alla sincerità
che ne deriva tende ad andare contro tutti e malgrado tutto.
La conseguenza è Premio o Castigo.
Comunque quando questo accade si forma il Poeta.
Nel caso del tuo sms inviatomi il 21 Ottobre 2004 alle ore 11,37
che recita ormai il torsolo di mela è ricordo dei denti che l’hanno morsa 
il processo chimico dell’Ispirazione è avvenuto
e ha avuto il suo buon effetto.
Bene Brava Bis.
Alcune osservazioni.
Il ricordo dei denti non è poca cosa perché tu rammenterai certamente
il fascino che mi esercitava il dente rientrato nella parte alta a destra
della tua bocca.
Noi i due pezzi di mela di cui è rimasto solo il torsolo
ci siamo mangiati a vicenda e nel nostro destino la paura si essere mangiati
diventando eccessiva ed ossessiva ha portato
al desiderio di essere mangiati.
Per chi rifiuta il contesto di questo sistema di relazione
l’unico cambiamento possibile è la disperazione.
Io la sento.
Tu la senti la disperazione ?
Appunto.

5 Dicembre 2004

Mi guardo guardare chi mi guarda
e le mie emozioni non sono le mie
Maurizio Ruggeri

Paolo e Francesca Farinata Ulisse Brunetto Latini
il Conte Ugolino Virgilio i versi d’amore del Petrarca
gli ardori mistici di Jacopone frate Cipolla Andreuccio da Perugia
Chichibio Lisabetta da Messina erano miei alleati.
Nel mio fervore pensavo che anche i cuori più induriti
non potevano resistere a tanta grazia bellezza eleganza.
Non fu così…
Alessandra Mattone

ALLA MEMORIA

Non dimentico mai una faccia
ma nel vostro caso farò un’eccezione
Groucho Marx

6 Settembre 1980.
All’Anfiteatro Fausto della Passeggiata di Teni.
Festa de l’Unità ore 21 circa.
Spettacolo di Roberto Benigni.
Biglietto d’ingresso lire seimila come le persone presenti circa.
Il comico toscano sciorina per mezz’ora il repertorio del Cioni Mario.
Ci rammenta di essere stato denunciato da un prete zelante
con l’imputazione di oltraggio alla religione di stato ed offesa a capo di stato straniero
per aver chiamato Woitilaccio il santo pontefice.
Canta L’Inno del Corpo Sciolto e si scusa con lo vescovaccio che è di stanza
lì al Duomo sopra l’Anfiteatro.
Invita poi qualche imbecillaccio qualsiasi del pubblico a salire sul palco
e ad improvvisare insieme a lui un tema riguardante i Pomodori Craxi e il Papa.
Sale su Alberto Marcellini biondo e cicciotello.
E sospinto dalla nutrita cerchia di amici e figicciotti e carogne al grido di Pecorelli Pecorelli
con Benigni dai Pecorelli stai tutto il giorno senza far niente fai qualcosa almeno la sera
il sottoscritto secchetto e moro.
L’arguto attore si rende conto che al solo pronunciare Pecorelli
gli astanti si sganasciano in una apoteosi di ilarità.
Così la locandiera della locanda senza insegna diventa la mamma di Pecorelli.
Il bambino che sapeva tutte le date Ferruccio Pecorelli.
Il passante che passa sei volte Fabio Pecorelli.
Dopo un’ora circa di questa tiritera in cui Craxi il Papa e i Pomodori
fanno da spalla a Pecorelli si ricorda di Marcellini.
Gli fa fare il finale e tutti a casa.
18 Febbraio 1998
Al Politeama Lucioli di Terni ore 21 circa Benigni presenta il film La Vita è Bella.
Lo incrocio mentre scende le scale per entrare in platea.
Mi avvicino gli stringo la mano e gli fo complimenti sono Pecorelli ti ricordi ?
Fa lui come no… ne stavo parlando proprio adesso con Nicoletta !
Poi prosegue tra il disturbato e il disgustato.
23 Maggio 1998
Al Festival del Cinema di Cannes ore 21 circa Benigni Roberto di Luigi fu Remigio
riceve il Gran Premio della Giuria in nome della MEMORIA per il film La Vita è Bella.
Appunto.
Pardon.

25 Aprile 1999

Arcobaleno strappato
coriandoli umidi e sbiaditi
seminati dal vento
campagna
Giulia Silvani

E l’ontano lontano nel campo
finge un pianto
pizzicato dal vento
Lorenzo Fernando Pazzaglia

CANTAMAGGIO


Nel 1989 partecipai al Concorso delle Poesie Dialettali del Cantamaggio Ternano.
Vincemmo in tre alla pari su trenta.
Tutti e tre primi perché la Giuria non se la sentì di dare gradazioni.
La mia poesia fu

CANTAMAGGIO DELL’89.

Quanno che arriva Maggio cuscì inizia
ogni qualstrofa che senza malizia
cerca ridatte senso e sentimento
a chi sta moscio a chi non è contento
a chi se spéra a chi è disoccupato
a chi bestemmia ch’è stato licenziato
a chi sta male e deve da pagà
a chi nun ci ha lu santo da pregà
a chi s’avvelena e t’avvelena
a chi ‘n fonno a lu core ci ha ‘na pena
a chi s’encazza che lu suo è più bello
a chi è stufato da lu ritornello
a chi non parla a chi non sente a chi non vede
ma quanno arriva Maggio che succede ?
Che dee succede…  Solo un gran fracasso
che tutto e tutti porta in giro a spasso
almeno per un giorno e lu coraggio
de non fa mai finì lu Cantamaggio.
‘Stu Cantamaggio dell’ottantanove
do’ lu governo è ladro e piove piove…

Dal libro Cantamaggio Ternano di Daniela Giorgini Edoardo Bevilacqua
la poesia Cantamaggio dell’89 premiata in virtù della sua forza polemica
si presenta paradossalmente proprio per quest’aspetto come la più tradizionale.
Appunto.

1 Maggio 1989


L’opera non deve essere percepita
come immagine da contemplare
in una sala d’arte solo per pochi
ma come contatto reale
nel tempo della nostra quotidianità
Simonetta Scacciapiche

Qualsiasi Quota
Quadrerà
Qualunque Quadro
Quasi Quasi
Mario Elmi

A PAOLA SALVATI PITTRICE

Ho incontrato Paola in sogno prima di conoscerla.
Era voltata di schiena come il quadro enorme verde che ha tappezzato per mesi
i muri della nostra città e che pubblicizzava il Circuito dei Club 2003 dell’ARCI.
Poche parole ma precisa.
La pittura è più forte di me mi costringe a dipingere come vuole lei.
Ariecco un’altra patita di Picasso e mi sveglio.
Cerco Carlotta e mi faccio dare il numero di cellulare di ‘sta tizia.
Mi chiamo Fabio Pecorelli ho visto i tuoi quadri sui muri di Terni vorrei
conoscerti per scrivere qualcosa.
Collaboravo con il mensile Terni Umbria.
A casa mia alle 15 Via dell’Arringo sopra l’asilo.
E’ stata ugualmente precisa come nel sogno ma le parole non sono state poche.
Tutta l’infanzia a Narni i suoi amori passati e presenti tragici e felici
la decisione di aprire un asilo assieme a Cristina le palle piene di fare l’aiuto dentista
e la pittura come scelta di vita.
L’ascolto e guardo le tele appese alle pareti.
Tutte a olio.
Fiamminga pura.
Portatrice sana di una solitudine consapevole i suoi quadri
hanno tutti forme rotondeggianti.
Non vi è traccia di spigolosità.
Agli angoli ci pensa l’amico architetto pittore Negro.
Abbondano tette e capezzoli e gomiti e ginocchia piegate quasi a vivere
il tormento e la gioia di una possibile maternità.
E poi un tunnel illuminato da una luce accecante e come li rigiri li rigiri
ci vedi sempre qualcosa in un marasma di ombre e colori.
E su tutti la mezza faccia di un uomo di cui non vedremo mai l’espressione.
Ora i gatti la chiamano hanno fame.
Posa il pennello e si dirige verso la cucina.
Rimango da solo nello studio.
Io ascaro della pittura con la tentazione del moderno scaglio tutti i colori
su una tela ancora bianca e li asciugo con un panno.
Impara l’arte e mettila da parte.
Ritorna l’abbraccio tanti auguri.
Miao miao.
Appunto

1 Aprile 2004


‘Sto blu ci ha l’anni sui lo so me scoccia
ma seguito a sorride a lu destino
che forse è armasto in fonno a che saccoccia
Antonio Pecorelli

E le orecchie debbono invece sopportare
il nostro penoso lamento sentimentale
nei caffè e nelle osterie
baracconi di tragici esercizi
cella umana
della nostra disumana commedia
Angelo Rossi

L’AUTOBUS

Ho fatto un sogno niente a che vedere con quello di Martin Luther King.
Anche perché lui ce l’aveva e io l’ho fatto.
Però un sogno strano.
Strano come tutte le cose che non ci danno sicurezza.
C’era Antonio mio padre fermo alla fermata dell’autobus ad aspettare l’autobus.
Con il ticket in mano.
Lui che per vent’anni aveva fatto il bigliettaio sugli autobus ora si doveva misurare
con quella tremenda macchinetta obliteratrice che fa trakketetrakkete
che quando l’autista sente trakketetrakkete pensa a un guasto dei freni o del motore.
Per la prima volta stava dall’altra parte.
Avanti Antonio avanti c’è posto.
Comunque era sereno.
D’altronde aveva ormai metabolizzato che gli umani vengono sostituiti dalle macchine
cosicché più persone possibili ci hanno del tempo libero da spendere per l’arte
la cultura l’amore il gioco le relazioni sociali.
Infatti stamo a parlà de un sogno.
Comunque era sereno.
Lui.
Il tempo no era nuvoloso.
Infatti inizia a piovere e compaio io.
Cazzo fai mi fa in giro per Terni a recitare i miei Sonetti che della poesia non frega una sega a nessuno figuramoce della mia.
Questo non è vero e poi pensavo ti facesse piacere.
Piacere una cazzo.
Lo sai perché scrivevo io eh lo sai ?
Lo sai che portavo una depressione della madonna
e giù a bere e scrivere scrivere e fumare e bere e fumare
e poi un bel cancro ai polmoni e via sonetti finiti
tutto finito e tu vai a ritirare fori ‘sta robba.
Il fatto è che tu papà hai pubblicato dei libri e della robba edita ognuno
ci fa quel che gli pare.
Me lo dicevi sempre tu quando recitavi Belli Trilussa Totò.
E poi dai te ne sei annato e non m’hai lasciato una lira.
Così me so’ preso i Sonetti.
Lo vedi a non avecce il dono della fede mo’ prego coi sonetti.
A proposito de sordi mo’ so’ cazzi co’ ‘sto Euro.
Mica tanti.
Gnente prima gnente adesso.
E l’Unione Sovietica l’ha trovata la cura per il cancro ?
Ma dai sai che ci sta l’euro e non sai che è venuto giù tutto
col crollo del Muro de Berlino.
Figliolo non prendermi per il culo come quando andavi a scuola.
Ma è vero papà.
Il capitalismo ha vinto pure in Cina e l’America comanda dappertutto.
Si e il PCI l’hanno messo fuorilegge.
Fuorilegge no ma a sparì ci ha pensato da solo.
E i fascisti mo’ so’ sdoganati e stanno pure al governo.
Mi sento confuso.
Tira fuori dalla tasca un pacchetto di Super senza filtro e ne accende una
sotto il cartello VIETATO FUMARE.
Tranquilli è solo un sogno ormai è solo un sogno.
E poi stiamo in Piazza e scennemo che ha smesso da piove.
La Piazza bella la Piazza soprattutto quando veniva Pietro Ingrao
a chiudere la campagna  elettorale e ti sentivi cittadino del mondo.
Di un mondo che ci piaceva poco certo ma pensavi che un altro migliore fosse possibile.
Dai che ti porto a vedere la Bibliomediateca.
Smetti de dì le parolacce e fermamoce a piglià la sperella
che ci fa bene.
Un fascio di luce mi sveglia di soprassalto e il conducente dell’autobus
mi invita a scendere che siamo al capolinea.
Siamo al capolinea.
Appunto.

14 Gennaio 2000

E’ assolutamente necessario morire
perché finchè siamo vivi manchiamo di senso
e il linguaggio della nostra vita è intraducibile
Un caos di possibilità
Una ricerca di relazioni e di significati
senza soluzioni di continuità
La morte compie un fulmineo montaggio
della nostra vita
Pier Paolo Pasolini




E’ un’ingiustizia parlar male di me
sempre per i miei difetti
quando anche dei miei pregi
val la pena di parlare male
Invece taluni parlano male di me
proprio per certi difetti
che sono semplicemente i pregi
che mi fanno difetto
Appunto
Fabio Pecorelli

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